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Il Maiale che non si mangia...

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Da Omero a George Orwell……IL MAIALE che non si mangia

Sempre il maiale, ma più libresco e meno mangereccio. Certo, poiché il divin porcello non è solo un animale destinato a soddisfare la gola, possiamo apprezzarlo anche in altri modi.La letteratura è ricca di storielle e racconti che lo hanno come protagonista. Gli episodi famosi sono infiniti a partire da quello omerico della maga Circe “li colpì con una verga, li rinchiuse dentro il porcile; e già di porci avevano le setole, muso, grugnito, tutto l’aspetto”Sempre nel periodo a.C. Esopo scriveva “La cagna e la scrofa” in cui una cagna si vanta della brevità del suo periodo di gestazione; la scrofa ribatte convenendo su tale brevità , ma sottolineando che mette al mondo cuccioli ciechi insegnandoci così la morale, sempre attuale, che le cose si giudicano non in base alla velocità con cui si fanno ma valutando anche la loro compiutezza. Altra favola altro messaggio: l’odierna “I tre porcellini” in forma divertente vuole insegnare che non bisogna essere pigri e prendersela comoda ma lavorare e darsi da fare se non si vuole rischiare di fare una brutta fine. Ed una brutta fine rischia di fare Calandrino nella celeberrima novella boccaccesca, personaggio


semplice e ingenuo a cui gli “amici” Bruno e Buffalmacco, imbolano un porco, fanno apparire che sia stato lui stesso a venderlo o regalarlo e quindi “noi intendiamo che tu ci doni due paia di capponi, se non che noi diremo a monna Tessa (la moglie terribile) ogni cosa”. Insomma oltre al danno anche la beffa.
All’inizio del ‘500 lo celebra, in un sonetto, A.F. Grazzini [detto il Lasca]: ”O porco mio gentil, porco dabbene, fra tutti gli animal superlativo…tu non hai in te niente di cattivo…” mentre A. Frizzi, storico ferrarese, verso la fine del ‘700, gli dedica un intero poemetto, La Salameide, ”Dirò del Porco, in un medesimo tratto, cose non conte nell’etade antica…”. E così via attraverso il paese di Bengodi dove “i campi sono recintati con pezzi di carne arrosto e spalle di maiale;.. in ogni via si vedono tavole apparecchiate..i muri delle abitazioni sono fatti di pesci, i tetti di prosciutto e salsicce …” sino ad arrivare ai giorni nostri, al celebrato romanzo orwelliano “Animal Farm” dove in forma allegorica, è operata una feroce critica della rivoluzione russa che, partita bene: “tutti gli animali sono uguali”, si conclude tradendo i principi che l’avevano ispirata: “tutti gli animali sono uguali ma alcuni (e guarda un po’ sono i maiali!) sono più uguali di altri”.

“Tra i maiali primeggiavano due giovani verri, Napolèon e Palla di Neve…Napolèon era un grosso verro del Berkshire, dall’aspetto feroce e di poche parole ma con la reputazione di sapere ciò che voleva. Palla di Neve era un maiale meno brillante di Napolèon, più abile nel parlare e più ingegnoso ma con meno profondità di carattere”.

Un excursus letterario sul maiale non può tralasciare di menzionare la letteratura religiosa. L’Antico Testamento (come anche il Corano) vieta, come è noto, l’uso della carne di maiale; infatti Mosè non permise al popolo di Israele di nutrirsi di carne suina. Legge questa che rappresenta il più vecchio regolamento di polizia sanitaria che si conosca. Grazie ad essa il popolo di Israele evitò per molti anni malattie parassitarie da cui erano invece colpiti i popoli vicini. Nella Bibbia ricordiamo la parabola del figliol prodigo, in cui il giovane che abbandona il tetto paterno, dopo avere dissipato tutte le sue sostanze, trova impiego come guardiano di porci, parabola da sempre motivo di ispirazione nelle arti figurative.
Questi sono solamente alcuni riferimenti in quanto la letteratura del e sul maiale è sconfinata. Ci premeva comunque farlo conoscere al pubblico anche sotto questo aspetto, perché il divin porcello è anche altro.

C. Serafini




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